Si spera che fra non molto verranno processati i medici che non hanno curato le persone infischiandosene del giuramento di Ippocrate
‘È stato pesante, sono stati cinque anni di lotta, ma rifarei tutto perché ho testimoniato che il nostro dovere di medici è quello di curare’
Ha subito un processo per esercizio abusivo della professione medica perché un collega lo aveva segnalato all’Ordine in quanto non vaccinato. Ora, dopo tre anni, il dottor Fabio Milani può finalmente cantare vittoria. Come pubblicato da La Pressa, il 20 gennaio scorso il giudice della seconda sezione penale di Bologna Stefano Levoni lo ha assolto dall’accusa di esercizio abusivo della professione medica ristabilendo così la sua onorabilità professionale.
‘Una vicenda drammatica ed emblematica della situazione, che molti medici hanno vissuto’, commenta oggi il suo legale alla Bussola (qui l’articolo), l’avvocato Riccardo Luzi di Cesena.
La storia
Il dottor Fabio Milani è uno stimato medico del bolognese che durante il Covid ha curato non solo i suoi pazienti, ma anche quelli degli altri medici che si rifiutavano di andare a casa a visitarli.
Con l’introduzione del Dl 44/2021, Milani decide di non sottoporsi alla vaccinazione e per questo nel luglio 2021 riceve una segnalazione dalla sua Asl che lo sospende da tutte quelle attività inerenti il rischio di diffusione del Sars-Cov 2. Il 16 dicembre di quello stesso anno, Milani viene contattato da una donna di Bologna che sta male. Anche il marito e la figlia hanno gli stessi sintomi da Covid e necessitano di un medico. Il loro curante, però, per ben due volte si rifiuta di andare a casa a visitarli.
A quel punto entra in campo Milani, contattato grazie ai suggerimenti di alcuni conoscenti tramite il passaparola.
Milani si reca a casa della famiglia riscontrando in tutti i tre componenti una polmonite in atto. Prescrive farmaci, tra cui il Rocefin (un antibiotico) e il Medrol (un cortisonico).
È il 16 dicembre, padre, madre e figlia ringraziano e iniziano le cure. Dopo qualche giorno, terminata la prima scatola di antibiotici, la donna richiama il medico di medicina generale, lo aggiorna sulle loro condizioni e gli chiede una nuova ricetta per quei farmaci necessari per proseguire le cure.
Ma a quel punto accade l’inverosimile: il curante, saputo della visita di Milani a casa dei suoi assistiti indaga su di lui e scopre che il medico è destinatario di una segnalazione dell’Asl che lo sospende (anche se tecnicamente è un termine improprio) dalle attività di cura. In realtà, Milani non era stato ancora sospeso dall’Ordine dei medici di appartenenza, pertanto, non aveva alcuna limitazione prescrittiva e di cura. Ma il collega pensa di segnalarlo comunque all’Ordine.
Parte così il procedimento penale per esercizio abusivo della professione medica, che vedrà Milani imputato per diversi anni. ‘Anzi, invece di indagare quel medico per omissione di soccorso e omissione d’atti d’ufficio, sono venuti da me che sono stato l’unico che ha curato quelle persone’, ha detto Milani alla Bussola aggiungendo che durante le udienze, anche la famiglia curata da lui, si è precipitata in tribunale per testimoniare a suo favore.
Una volta iniziato il processo, anche il Pm si convince dell’estraneità dei fatti di Milani e aderendo alla memoria del legale ne chiede l’assoluzione, che arriva il 20 gennaio scorso: ‘P.Q.M – così recitano le formule – assolve Milani Fabio dal reato a lui ascritto perché il fatto non sussiste’, come si può leggere nel dispositivo reso noto in questi giorni.
‘È stato pesante, sono stati cinque anni di lotta, ma rifarei tutto perché ho testimoniato che il nostro dovere di medici è quello di curare, cosa che durante la pandemia purtroppo non è sempre avvenuta’ – dice Milani.